Viene proposto, qui di seguito, l’articolo-intervista di Patrizia Rusconi al professor Enrico Malizia apparso sul settimanale GENTE nel settembre 1990, intervista che ancora oggi, a distanza di oltre dodici anni dalla sua pubblicazione, è di grande attualità.

Visto il particolare momento che stiamo attraversando, induce pure a riflettere il contenuto dell’articolo sull’epidemia di spagnola segnalato su questo sito nel febbraio del 2001.


Fin dall’antichità l’aglio è stato sfruttato dall’uomo per le sue proprietà curative, ma in seguito accantonato, per le spiacevoli conseguenze che provoca sull’alito. Ora gli scienziati di tutto il mondo hanno “riabilitato” questa pianta, analizzando tutti i suoi pregi: combatte l’ipertensione, abbassa il colesterolo, previene la trombosi.
L’aglio fa davvero bene, ha moltissime proprietà terapeutiche: è indicato tra l’altro per difendersi dalla trombosi, dai tumori allo stomaco e al colon e per ridurre il tasso di colesterolo quando è eccessivo. Lo hanno affermato recentemente, in un convegno a New York, duecento scienziati provenienti da tutti i Paesi del mondo. Ma è giustificato tanto entusiasmo per questo aromatico frutto della terra?
Per approfondire l’argomento e per conoscere tutti i pregi e le eventuali controindicazioni dell’aglio abbiamo intervistato il professor Enrico Malizia, titolare della cattedra di Tossicologia dell’Università La Sapienza di Roma e presidente dell’Associazione europea di medicina naturale e fitoterapia.

In effetti – dice subito il professor Malizia – l’entusiamo per le proprietà preventive e curative dell’aglio è più che giustificato. E poi i pregi di questo prodotto della natura non li abbiamo certamente scoperti oggi: le proprietà dell’aglio sono conosciute fin dall’antichità.

Allora perchè l’interesse si è riacceso proprio adesso, se tutti sanno da sempre che l’aglio fa bene?
Vede, per molti anni la scienza si è buttata a capofitto sui prodotti creati artificialmente in laboratorio, trascurando gli estratti naturali. E sa perchè? Perchè la scienza non era ancora in grado di sfruttare pienamente i principi attivi, cioè le qualità benefiche delle piante, delle erbe, dei frutti. E allora, per trarre vantaggi da questi prodotti della natura bisognava farne uso in grandi quantità. Ma i benefici, tutto sommato, erano modesti e nello stesso tempo, in molti casi, c’erano anche delle controindicazioni. L’uso dell’aglio, per esempio, era problematico perchè com’è noto, basta masticare uno spicchio d’aglio per avere un alito pesante. Ora invece, gli enormi progressi tecnologici, anche nella chimica, hanno consentito di concentrare in laboratorio i principi attivi di certi prodotti naturali, come l’aglio, e di produrre così delle pillole, che hanno tutti i pregi dell’essenza naturale, ma non i difetti, non appesantiscono per nulla l’alito.

Poi c’è anche da dire che l’interesse scientifico nei confronti dell’aglio si è riacceso in coincidenza delle ricerche sempre più approfondite che la comunità scientifica internazionale sta compiendo per guarire, ma ancor più per prevenire, i tumori. E ci sono ormai numerose testimonianze degli effetti positivi dell’aglio: secondo studi svolti in Cina si sarebbe dimostrato che questo prodotto naturale diminuisce il rischio di ammalarsi di cancro allo stomaco. Alla California University, a Los Angeles, è stato invece dimostrato, a conclusione di una serie di esperimenti sugli animali, che l’aglio previene i tumori della pelle. Mentre al recente congresso che si è tenuto a New York, il primo congresso internazionale sull’aglio, sono state presentate statistiche che dimostrano una riduzione sensibile dei casi di cancro al colon.

Quindi si può dire che l’attuale risveglio dell’interesse internazionale per l’aglio non sarà temporaneo e durerà nel tempo?
Ne sono certo. Gli studi proseguiranno, per conoscere fino in fondo tutti i segreti di questa pianta che comunque già da secoli è usata dall’uomo per combattere molte malattie. Parlarono già dell’aglio addirittura Plinio il Vecchio, Ippocrate, la scuola salernitana. Sono anche state trovate iscrizioni su piramidi egiziane. In quella di Keope, a Giza, ce n’è una che riporta quanti denari erano stati spesi per dare aglio ai lavoranti. A quei tempi l’aglio veniva usato come tonico generale e come antibatterico. Inoltre è stato trovato un papiro egizio di medicina datato 1550 avanti Cristo, il Codice Ebers, che fornisce più di 800 formule terapeutiche, delle quali ventidue menzionano l’aglio come rimedio efficace per numerose malattie.

Tra queste il mal di testa, le affezioni cardiache, le morsicature e altro. E ancora l’aglio aveva grande successo in Babilonia, dove era coltivato nei giardini. Infine, durante i primi giochi olimpici in Grecia veniva dato agli atleti come stimolante.
Bisogna però ammettere che la storia non sempre ha parlato bene dell’aglio. Il poeta latino Orazio lo odiava cordialmente perchè, per colpa di una cena a base di aglio, offertagli da un mecenate invidioso, perse l’amata Lidia, che non riuscì a sopportare il suo alito pesante. Ippocrate, poi, sostenne che l’aglio provocava disturbi alla vista. Il celebre medico greco, che visse intorno al 400 avanti Cristo, non entrò nei particolari di questi disturbi. Si può supporre che Ippocrate si riferisse al fatto che l’aglio pizzica e fa bruciare e lacrimare.

La scienza moderna infatti non ha scoperto alcuna controindicazione dell’aglio per quanto riguarda la vista. La fortuna di questo prodotto della natura si è fermato nel Seicento, per riprendere durante la prima guerra mondiale, ed esattamente nel 1917, quando scoppiò la famosa epidemia di influenza della “spagnola” che fece più morti di tutta la guerra. In quel tempo si notò con interesse che i Paesi a forte consumo d’aglio ebbero meno casi di influenza.

Ciò diede la conferma dell’azione antisettica di questa pianta, come sostenevano gli antichi. Poi è cominciata l’era degli antibiotici e ci si è dimenticati delle proprietà antisettiche dell’aglio.

Per quali malattie si può ricorrere a questa pianta?
Innanzitutto per l’ipertensione, quando ovviamente non è grave. Comunque per una blanda ipertensione l’aglio ha buoni effetti, anche questi di antica memoria. Poi dà ottimi risultati sul sistema cardio-circolatorio. Le ricerche su questo argomento arrivano dal Giappone e sono veramente molto importanti, perchè hanno dimostrato che oltre ad agire sulla pressione del sangue, l’aglio può contribuire a prevenire l’aterosclerosi, una delle malattie che determina il maggior numero di invalidi e di morti.

E’ infatti l’aterosclerosi la responsabile della trombosi, che come conseguenze più gravi ha l’ictus e l’infarto. Gli studi giapponesi hanno anche rilevato che l’aglio libera alcuni componenti, i solfuri, capaci di far diminuire il tasso di colesterolo, cioè la presenza di grasso nel sangue. Sperimentazioni sugli animali e anche sull’uomo hanno poi dato la conferma a queste osservazioni. L’azione dell’aglio è particolarmente favorevole perchè non elimina totalmente il colesterolo, ma si limita a far diminuire quello tossico. E’ risaputo infatti che nell’organismo esiste un colesterolo buono, indispensabile alla vita, e uno cattivo, che si aggrega sulle pareti delle arterie e provoca appunto l’aterosclerosi. Ed è proprio il colesterolo cattivo che risente degli effetti dell’aglio diminuendo in modo costante e mantenendosi poi su livelli normali.

Un’altra importantissima proprietà dell’aglio è quella di rendere più fluido il sangue, rallentando la coagulazione ed evitando così la formazione di trombi. Se poi malauguratamente questi si fossero già formati, l’aglio li scioglie più rapidamente.

Molte persone non più giovani ricordano di aver portato al collo, da bambini, una collana di aglio. Perchè? – domandiamo al professor Malizia.
Veniva usato come vermifugo. Mi ricordo che da bambino l’avevano messa al collo anche a me quando mi presi la tenia. Contemporaneamente mi avevano prescritto delle pillole di felce maschio e spicchi d’aglio da masticare. Allora era l’unico rimedio contro i vermi. Stetti bene in poco tempo. Comunque la collana d’aglio era largamente usata fino a qualche decennio fa.

Ma funzionava?
Certo come vermifugo l’aglio era usato fin dall’antichità, lo citano Plinio il Vecchio e Discoride, un medico farmacologo presso l’esercito romano del primo secolo dopo Cristo che scrisse uno splendido libro di farmacologia, conservato nel monastero sul Monte Athos, in Grecia. E probabilmente l’azione protettiva anti-infettiva dell’aglio è dovuta a sostanze che si liberano e che sono quelle che gli danno quell’odore caratteristico. Il cosiddetto aceto dei quattro ladri ne è un esempio.

Di che cosa si tratta?
Per spiegarlo dobbiamo tornare indietro di tre secoli. Nel 1721 Marsiglia fu colpita da una terribile epidemia di peste. Per seppellire i morti furono reclutati tra gli altri quattro ladri, i quali si rivelarono immuni dalla malattia. Ben presto si scoprì il loro segreto: era una bevanda costituita da aglio macerato nel vino. Da quel momento divenne famosa come l’aceto dei quattro ladri ed ancor oggi è reperibile in Francia. Ma le proprietà dell’aglio di proteggere dalla peste non erano note soltanto ai ladri.

I medici che frequentavano questi malati usavano portare delle maschere con un lungo naso adunco, tipo quelle che si vedono al Carnevale di Venezia e che sono caratteristiche del costume di Pantalone. Ebbene, il lungo naso serviva per infilarci uno spicchio d’aglio e respirare così l’aria depurata dai germi. Questa azione antibatterica e antibiotica dell’aglio è stata poi studiata approfonditamente da Louis Pasteur nel 1858 e la medicina l’ha presa ampiamente in considerazione.

L’utilizzazione dell’aglio si è diffusa sempre più. Per esempio i soldati russi durante l’ultima guerra mondiale erano soliti portare nello zaino un grosso quantitativo d’aglio che veniva masticato per sfruttare le sue proprietà antibatteriche e schiacciato sulle ferite per prevenire la cancrena.

Anche Albert Schweitzer ha fatto largo uso di aglio come antibatterico in Africa, per combattere la dissenteria amebica. Ancora oggi nella Francia meridionale ai bambini vengono dati spicchi d’aglio come supposte per proteggerli da tutti i germi e come tonico generale.

Quando si cucina, spesso si scarta l’aglio e si mangia il resto che ne ha trattenuto il sapore. In questo modo si traggono ugualmente i benefici?
In modo veramente scarso. I benefici dell’aglio si assimilano quando si mastica, in questo modo si sfruttano fino in fondo le sue proprietà. Il sapore d’aglio non è sufficiente. Molte persone non digeriscono l’aglio, molte altre non ne sopportano l’odore. Eppure come abbiamo visto, questo prezioso prodotto della natura fa bene a tutti.

Come fare allora?
In ogni farmacia sono in vendita le pillole all’estratto di aglio, che vengono incontro proprio a queste esigenze. Oppure si possono sciogliere alcuni spicchi d’aglio nell’olio e poi bere quello. Però è difficile da dosare.

L’azione dell’aglio serve contemporaneamente a prevenire e a curare le malattie di cui accennava?
Se si prendono in considerazione gli effetti sul sistema cardio-circolatorio è senz’altro una cura preventiva, così come lo è quando gli si vuol far svolgere la sua azione antibatterica o ridurre il rischio di tumori. L’aglio diventa curativo quando lo si prende per combattere l’ipertensione o il colesterolo eccessivo.

Quale sarebbe la dose da prendere per prevenzione?
Per gli adulti, due pillole d’aglio prima dei pasti principali. Ogni confetto contiene 300 milligrammi di aglio fresco, disidratato. In Germania, in cinque anni, il fatturato delle aziende che producono aglio in pillole è passato da zero a sessanta miliardi di lire. In Italia questa moda non è ancora iniziata, malgrado la cucina mediterranea faccia un notevole uso di aglio.

Prevede che cambierà l’atteggiamento degli italiani di fronte a questa medicina naturale?
Credo che gli italiani tentano a guardare con sospetto queste medicine perchè nel nostro Paese è difficile la registrazione di questi prodotti come farmaci, che vengano finora considerati come prodotti di erboristeria. Nel 1992, con l’eliminazione delle frontiere in Europa, però, cambieremo rotta. Negli altri Paesi europei, come la Germania e in particolar modo la Francia, già molti prodotti naturali sono entrati nell’uso farmacologico corrente. Quindi dovremo allinearci anche noi. Con il 1992 cadranno le frontiere e anche la diffidenza.

[da GENTE – settembre 1990]