Nel corso dei secoli l’aglio è stato usato per curare di tutto: dalla tosse ai disturbi intestinali, dai problemi digestivi fino al morso di serpente. Ma ai giorni nostri ciò che ha attirato l’attenzione dei ricercatori è stato il suo possibile ruolo protettivo contro tumori e malattie cardiovascolari, oltre alla scoperta che l’aglio sembra bloccare l’azione di certi enzimi utili alla sopravvivenza dei germi.

Proprietà

Da studi epidemiologici condotti in Italia, Stati Uniti e Cina è emersa l’esistenza di un’associazione inversa fra consumo di aglio ed incidenza dei tumori dello stomaco e del colon. Questo, naturalmente, non basta a dimostrare che sia proprio l’aglio il fattore protettivo nei confronti dei tumori, anche se, comunque, a suo favore ci sono anche studi su animali che ne evidenziano l’attività anticancerogena.

Negli ultimi anni si sono raccolte varie prove a favore del ruolo dell’aglio nel ridurre la pressione sanguigna, migliorare la fluidità del sangue (diminuire così il rischio di trombosi), abbassare i livelli di colesterolo cattivo (LDL) ed aumentare quello buono (HDL). Di chi il merito? Sembra dell’allicina, una sostanza che si forma quando l’aglio viene tagliato o schiacciato, alla quale si deve il caratteristico odore pungente. Questa ed altre sostanze solforose contenute nell’aglio (ce ne sono più di 40) sembrano poter ridurre l’aggregazione piastrinica e la produzione di colesterolo nel fegato. Oltre ad esse l’aglio contiene potassio, fosforo, le vitamine A e C e selenio che pure partecipa ai meccanismi di difesa contro i radicali liberi.

Ma quanto aglio bisognerebbe mangiare ogni giorno per ottenere tutti questi benefici? Di certo non lo si sa ancora; per esempio, secondo alcuni studi, per ridurre il livello di colesterolo ce ne vorrebbero quattro spicchi al giorno, mentre, secondo altri, ne basterebbe anche meno. Si tratta, in ogni caso, di quantità non facili da raggiungere anche per gli ovvi problemi per l’alito.

Ecco perché si è pensato che i supplementi a base d’aglio, relativamente inodori, potessero rappresentare un’efficace alternativa. Ma un recente studio, pubblicato su Archives of Internal Medicine, fa sorgere qualche dubbio a proposito. Da questo, infatti, è emerso che l’uso di supplementi in quantità pari a 900 mg di polvere d’aglio al giorno (equivalenti all’incirca ad uno spicchio) protratto per 12 settimane non portano ad una riduzione significativa del colesterolo.

In attesa che la ricerca chiarisca meglio i termini della questione, anche perché non si può escludere che siano necessari tempi più lunghi per ottenere i risultati sperati, quel che si può sicuramente fare fin d’ora è cominciare a mangiare l’aglio più spesso, non fosse altro per il sapore che apporta ai piatti, riducendo la quantità di condimento e di sale. E questo è un vantaggio per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Nella dieta

Come aggiungere aglio alla dieta? Il modo migliore è quello di aggiungerlo crudo agli alimenti, finemente tritato. Lo si può utilizzare per insaporire il pesce, le patate ed altri ortaggi, magari accompagnato da un trito di prezzemolo. Per chi proprio non lo gradisce così, c’è sempre la possibilità di aggiungerlo ai cibi prima della cottura o, in alternativa, di metterlo prima in forno, ed usarlo poi con gli altri alimenti al posto dell’aglio crudo.

Carla Favaro
nutrizionista

[dal CORRIERE DELLA SERA – inserto SALUTE del 16/05/1999]