Quando ci fu la terribile epidemia di spagnola salvò molte vite. Con l’aglio si cura l’ipertensione e alcuni disturbi digestivi. Un medico svedese ha accertato tutte le sue proprietà terapeutiche. L’impiego dell’aglio in medicina risale al 3000 a.C.
Forse qualche lettore di 50& Più è abbastanza avanti negli anni per ricordarsi della terribile epidemia di influenza che scoppiò nel lontano 1918,nota come la “spagnola”. Fu un anno di terrore per tutto il mondo.I morti si contarono a migliaia e molte persone si ritrovarono con una debolezza respiratoria permanente o col cervello danneggiato dalle forti febbri. A quel tempo la medicina aveva ben poco da offrire in campo preventivo. Raccontava mia madre che, ai primi indizi della grande epidemia, la nonna riunì tutta la famiglia a concilio.

«Verrò subito al dunque», annunciò preoccupata la nonna quando tutti furono riuniti.Poi,in breve, li mise al corrente delle ultime notizie sul dilagare dell’influenza. Quindi mostrò un grosso fagotto e disse: «Qui,c’è la medicina che proteggerà tutti noi». Rovesciò il fagotto e fece uscire la “medicina”: aglio. Una montagna di aglio! «Prendetene tutti una manciata – ordinò perentoria – e finchè l’epidemia non sarà passata, guaia a chi scopro senza un pezzetto di aglio in bocca!»

La nonna diceva sul serio. E il 1918, per la mia famiglia, fu l’anno dell’aglio. Aglio nella minestra,aglio nell’insalata, aglio nella carne e a volte persino nelle bevande. Tra un pasto e l’altro tutti i familiari ne masticavano dei pezzetti e di notte ne tenevano uno spicchio fra la guancia e le gengive. La nonna fu ferrea; non passò giorno senza che ricordasse alla comunità familiare la terapia dell’aglio in un modo o nell’altro:una visita a sorpresa, una telefonata e persino una cartolina con le raccomandazioni del caso.

Ma chi potè mai rimproverarle tanta tenacia? La “spagnola” colpì anche la nostra piccola città piemontese:le scuole furono chiuse,cartelli recanti la scritta “Contagio” apparvero sulle case, a Vercelli molti abitanti furono costretti a letto per settimane ed alcuni non si ripresero più. Ma nella famiglia della nonna nessuno si ammalò. L’influenza pestilenziale le passò vicino in punta di piedi, senza neanche procurarle un solo starnuto. La nonna, aveva avuto ragione….

Molti anni dopo, nel 1965, allorchè una epidemia influenzale colpì la Russia, quel governo si preoccupò di ammassare grandi quantitativi di aglio: perchè nel frattempo gli scienziati sovietici avevano condotto studi approfonditi su questo vegetale ed avevano scoperto che possedeva particolari proprietà profilattiche nei confronti del virus dell’influenza. Ragion per cui sulla Pravda apparvero vistosi appelli alla popolazione,invitanti a mangiare aglio quotidianamente.

E quando poi l’epidemia di influenza “britannica”, nell’inverno del 1972 – 1973 colpì uno dopo l’altro i Paesi di tutta Europa, causando moltissimi morti, proprio all’apice della sua virulenza, l’Associated Press londinese, il 15 febbraio 1973 diramava questa confortante notizia: «In Italia, l’epidemia influenzale ha decorso benigno. L’epidemia di influenza ha raggiunto anche l’Italia, ma in forma leggera e non per l’intera nazione. Il Ministero della Sanità ha inoltre precisato che specialmente nel Sud si sono registrati soltanto alcuni casi isolati. Come tutti sanno, in Italia e soprattutto nel Meridione si consuma molto aglio».

Maometto ne raccomandò l’uso ai suoi seguaci; Ippocrate lo prescriveva per i disturbi intestinali e le malattie infettive; Galeno, il medico romano i cui precetti dominarono la medicina per oltre mille anni, lo chiamò “l’antitodo del veleno”; mentre Plinio, dal canto suo, sosteneva che l’aglio funziona per tutte le malattie respiratorie. E Dioscoride, durante il suo mandato di medico ufficiale dell’esercito romano, lo prescriveva come vermifugo.

Ma la pretesa proprietà curativa dell’aglio ha un fondamento scientifico, oppure è solo frutto di infondate credenze popolari? La risposta ci viene proprio dalla stessa scienza.
L’elemento attivo dell’aglio è una sostanza chimica chiamata “allicina”. A differenza degli antibiotici, che insieme ai germi nocivi distruggono anche i batteri utili all’organismo, l’allicina si limita a combattere quelli nocivi. L’aglio non distrugge istantaneamente i germi, ma inizia su di essi un processo di soffocamento:infatti l’allicina e le altre sostanze chimiche presenti nel succo dell’aglio si legano agli elementi costitutivi del virus e li rendono inattivi. In altre parole, il contatto con l’aglio soffoca letteralmente i germi.

E parliamo adesso di aglio e memoria. A chi le chiedeva il segreto della sua prodigiosa memoria anche in età avanzata Eleonora Rooselvet, sorridendo a tutta dentatura rispondeva: «L’aglio». La moglie del famoso presidente americano non dimenticò mai di prenderne ogni mattina tre grossi spicchi ricoperti di miele.

L’ipertensione, disturbo quanto mai diffuso, è stata spesso curata dalla medicina popolare proprio con l’aglio. Nello stato indiano di Goa, gli indigeni portano sempre appresso una bottiglietta di succo d’aglio e ne bevono un sorso ogni qualvolta sentono salire la pressione del sangue.

Alcune tribù di pellerossa americane, ai primi sintomi di ipertensione.masticano spicchi d’aglio sino a quando la pressione si normalizza. I Mengabus dell’Indonesia preferiscono invece assumere l’aglio finemente grattugiato. Il dottor G.Pietrowski, membro della Facoltà di medicina dell’Università di Ginevra, ha scoperto un fondamento scientifico in quest’uso particolare dell’aglio.

Nel corso di esperimenti condotti su pazienti ipertesi curati con essenza d’aglio, ha riscontrato un calo di 3 gradi di pressioni anche solo dopo una settimana dall’inizio della terapia.

I contadini sardi ci hanno invece tramandato un semplice rimedio contro uno dei problemi più fastidiosi dell’umanità: le punture di zanzare, incluse quelle “tigri”. Prima di avventurarsi in una zono infestata da questi insetti, mangiano una bella insalata abbondantemente condita con aglio, oppure si frizionano con l’aglio le parti del corpo più esposte. Il biologo Eldon Reeves, dell’Università di California, ha provato un estratto di aglio su cinque specie di zanzare d’assalto: la mortalità è stata del 100%.

Ciò che per molti è però veramente sorprendente è l’impiego dell’aglio anche come rimedio per l’indigestione. Spesso l’aglio è accusato di provocare disturbi digestivi. Ma c’è chi sa come esattamente stanno le cose. Per questo le madri del Bhutan curano i disturbi allo stomaco dei loro figlioletti mettendo loro dei pezzettini di aglio sulla lingua. Quando invece un cosacco del Kuban avverte i primi sintomi di un attacco di nausea e di dispepsia, si affretta ad ingoiare due spicchi di aglio. Mentre per gli stessi disturbi, i tibetani usano succo di aglio con latte di yak.

L’efficacia di questo umile ortaggio è stata altresì recentemente provata da alcuni scienziati inglesi, che l’hanno poi chiaramente certificata sulla Review of Gastroenterology. E’ meglio di qualunque altro, il medico svedese Kristine Nolti ha sintetizzato tutte le proprietà terapeutiche dell’aglio, asserendo che lo stesso «non solo abbassa la pressione troppo alta e regolarizza quella troppo bassa, ma risulta quanto mai efficace per contrastare raffreddori, influenze, e disfunzioni gastrointestinali».

Detto tutto quanto sopra, come potremmo meravigliarci se nel cuore della Romania (la leggendaria Transilvania) la popolazione locale attribuisce all’aglio addirittura il potere di scacciare i vampiri ed i lupi mannari?

Una cosa è certa: la prossima volta che sentite una zaffata d’aglio, non arricciate il naso. A meno che non siate, naturalmente, un vampiro o un lupo mannaro!

Franco Bergamasco

[da 50 & PIU’ – Febbraio 2001]