La Commissione europea investe 12 miliardi di lire sui benefici di questo alimento

“OPERAZIONE AGLIO PULITO”

A prima vista potrebbe sembrare un alimento povero. Eppure, all’aglio sono appena stati dedicati dalla sezione Salute, cibo e nutrizione della Commissione Europea per la qualità della vita, 6,1 milioni di euro, circa 12 miliardi di lire, da distribuire a 14 laboratori di ricerca di sei paesi UE.

Capofila del progetto G&H (Garlic and Health, aglio e salute), il dipartimento olandese per la ricerca sulle culture agricole di Wageningen. Il G&H, che durerà quattro anni, è stato presentato durante la Conferenza Healfo (Health and Food, Salute e cibo),organizzata a Lanciano dal Mario Negri Sud. Obiettivo: analizzare il ruolo dell’aglio nella prevenzione di aterosclerosi e cancro. Avrebbe infatti la capacità di abbassare il colesterolo totale, aumentando quello “buono”.

“C’è una lunga tradizione sull’efficacia dell’aglio nel proteggere i vasi sanguigni e le loro pareti” dice Claudio Galli, farmacologo all’università di Milano che sta conducendo ricerche sulla cucina mediterranea. “Ora dobbiamo capirne il meccanismo d’azione”.
Per farlo bisogna identificare le molecole più attive: individuarne gli effetti, singoli e sinergici; capire i meccanismi d’azione sulle cellule.

“Un’ipotesi è che lo zolfo presente nell’aglio influenzi il metabolismo di aminoacidi come cisteina od omocisteina, coinvolti nelle patologie aterosclerotiche” spiega Giovanni De Gaetano, farmacologo e nutrizionista dell’università di Campobasso. “Bisogna però dimostrarlo con ricerche di laboratorio. Il passo successivo sarà l’applicazione clinica, terapie su pazienti”.

I punti di forza dell’aglio sono i suoi componenti volatili, a base di sostanze solforate, che sono però quelle che gli danno il suo sgradevole odore. Per questo si tenta di produrre una varietà modificata geneticamente e inodore, ma inalterata nei principi attivi. “Stiamo anche cercando di selezionare colture europee competitive con quelle asiatiche, tradizionale serbatoio di tutto l’aglio consumato al mondo” dicono all’Istituto nazionale della nutrizione. E per proteggere il prodotto europeo, la Commissione ha stabilito un tetto alle importazioni dalla Cina: non più di 12 mila tonnellate all’anno.

[da PANORAMA   del 23/08/2001]