di Pietro Siviero

L’aglio (Allium sativum) appartiene alla famiglia delle Liliacee di cui fa parte oltre a cipolla (Allium cepa), porro (Allium porrum) e scalogno (Allium ascalonicum). L’etimologia latina Allium deriva, secondo alcuni linguisti, dalla parola celtica “all” che significa caldo, bruciante e sta ad indicare come questi ortaggi siano caratterizzati da piccantezza ed aroma più o meno intenso, comunque comune, derivanti dalla presenza di sostanze solforate e soprattutto da allicina. Una delle citazioni più antiche che riguardano le proprietà terapeutiche dell’aglio risale a circa 4.000 anni prima di Cristo e viene attribuita all’erborista cinese Shi-No.

In età relativamente più recente costituì l’alimento base della dieta degli schiavi egiziani e dei soldati romani di cui, si narra, aumentasse la bellicosità in battaglia.

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, anche se Linneo ne indica l’origine in Sicilia e altrettanto antico è il suo utilizzo nella medicina popolare.

Valido alleato contro la pressione alta

In generale le caratteristiche farmacologiche dell’aglio (ricco di zolfo, zinco, manganese e iodio) risultano simili a quelle della cipolla, ma più accentuate; possono essere riassunte nella vasodilatazione delle arterie e dei capillari, con riduzione della pressione massima (sistolica) e minima (diastolica), relativamente del battito cardiaco e contemporaneo aumento della forza di contrazione del cuore: in effetti antisettici, balsamici ed espettoranti che interessano l’apparato respiratorio durante la fase di eliminazione dell’olio essenziale (bisolfuro di alline) che contiene, tanto da essere utilizzato prima dell’avvento degli antibiotici nella cura della tubercolosi polmonare (forme diarroiche, coleriche, vermifughe, per presenza di amebe ecc.) per l’elevato contenuto del composto volatile allicina; l’assunzione di 1 mg di questa sostanza ha gli stessi effetti di 15 unità di penicillina.

A livello intestinale previene, inoltre, manifestazioni tumorali al colon, pressoché assenti presso le popolazioni che consumano grandi quantità di aglio (paesi asiatici, latino-americani, mediterranei ecc.) mentre, in generale, esercita funzioni antivirali, ad esempi nei confronti della poliomielite, di herpes labiale e di forme influenzali: in una generale azione depurativa dell’organismo, con riduzione del tasso di colesterolo e di glucosio nel sangue (funzione blanda quale succedaneo dell’insulina) e limitando i danni da accumulo nicotinico nei fumatori.

[stralcio dal mensile   COLTURE PROTETTE   – ottobre 2003]