Il contributo delle terapie non convenzionali al centro del congresso che si apre oggi a San Diego, Stati Uniti

Si apre oggi 10 novembre a San Diego in California il secondo Congresso Internazionale della Società di Oncologia Integrata. Centinaia di oncologi, di psicologi e di altri operatori del settore, si riuniscono per discutere gli “Avanzamenti multidisciplinari nel campo della oncologia integrata”.

I lavori termineranno sabato, dopo aver esaminato diversi argomenti tra cui il trattamento integrato dei sintomi fisici e psichici, l’uso di piante e di altri prodotti naturali, l’utilizzo dell’agopuntura, del massaggio e di altre tecniche di derivazione orientale. La Società di Oncologia Integrata è stata fondata nel 2003 da un gruppo di medici e psicologi che dirigono servizi di medicina integrata nei santuari dell’oncologia americana. Promotrice è stata Barry Cassileth, capo del Servizio di Medicina Integrata dello Sloan Kettering Cancer Center di New York. Con lei, i dirigenti di servizi analoghi al Dana-Faber Cancer Center di Cambridge nel Massachusetts e al Cancer Center di Houston in Texas. La più importante associazione americana del settore, l’American Cancer Society, è tra i collaboratori ufficiali della Società di Oncologia Integrata.

La missione della Società è quella di “studiare e facilitare il trattamento del cancro e il processo di recupero attraverso l’uso di terapie complementari integrate. La nostra missione”, si legge nel documento costitutivo pubblicato su www.integrativeonco.org, “è quella di educare oncologi, pazienti, infermieri e altri operatori sullo stato dell’arte delle terapie integrate, compresa la loro validità scientifica, i benefici clinici, la tossicità, i limiti di questi trattamenti”.

Ma da dove viene questa necessità di integrare le terapie del cancro?

Da due dati di fatto: dalla constatazione che i progressi terapeutici in questo campo sono ancora molto lenti e che quindi elevato è il carico di sofferenza e dal fatto che le persone con cancro spontaneamente si rivolgono alle medicine non convenzionali.

I malati di cancro infatti, in tutti i paesi ricchi, ricorrono con elevata frequenza (dal 50 all’80 per cento) alle terapie non convenzionali. Lo fanno non con l’aspettativa miracolistica di guarire assumendo qualche pozione magica, come ancora qualcuno vuol dipingere questo fenomeno di massa. Chi ricorre alle terapie non convenzionali lo fa per alleviare problemi, che le terapie convenzionali non risolvono o che sono direttamente provocati dalle stesse. Non è un caso che ricorrano a queste terapie le persone più giovani e colte e non è un caso che i più importanti ospedali americani di terapia del cancro abbiano al loro interno un servizio di medicina integrata del cancro.

Il centro oncologico, più famoso d’America e probabilmente del mondo, è il Memorial Sloan-Kettering di New York. Al suo interno opera da alcuni anni il Servizio di Medicina Integrata dove lavorano medici e terapisti, che offrono agopuntura, massaggio, riflessoterapia, consulenza nutrizionale, fitoterapia, tecniche antistress e meditative, ipnosi.

Recentemente Barry Cassileth e Gary Deng, il medico responsabile del servizio di agopuntura, hanno riassunto la loro esperienza e le evidenze scientifiche internazionalmente disponibili in una review pubblicata da Cancer Journal for Clinicians, la rivista dell’Associazione americana di ricerca sul cancro.

La sintesi della loro esperienza è semplice: i malati di cancro hanno gravi problemi che derivano dalla malattia, dalle terapie, dalle procedure diagnostiche, non sempre risolvibili con gli interventi standard. Dolore, nausea, vomito, ansia, depressione, fatica, immunodepressione, ognuna di queste situazioni di sofferenza possono essere alleviate ricorrendo a metodiche non convenzionali, tra cui i spiccano per i risultati agopuntura, massaggio e tecniche antistress e meditative.

Francesco Bottaccioli
(Scuola di medicina integrata – www.simaiss.it)

[da La REPUBBLICA – inserto SALUTE del 17 novembre 2005]