L’altra medicina

Se il malato è poco convenzionale

di Emilio Minelli *

Una ricerca dell’Università di Manchester su pazienti di tutta Europa, pubblicata su “Annals of Oncology”, ha evidenziato come non meno del 36 per cento dei malati di cancro utilizza accanto alle normali terapie, anche cure non convenzionali. Molto varia la tipologia di queste ultime. Non meno di 58 quelle riscontrate. Le più usate restano erbe, omeopatia, megadosi vitaminiche, minerali, diete, ma anche tecniche di rilassamento, meditazione e terapie spirituali.

Molto diffusi anche i grandi sistemi tradizionali e in particolare la medicina cinese e l’Ayurvedica. Tuttavia, se i malati sono stati i principali fruitori di queste cure, i promotori sono stati prevalentemente i familiari, gli amici, i media. Medici e infermieri, infatti, sono intervenuti solo marginalmente nella pescrizione e gestione di queste terapie.

Peggio, spesso i medici non sapevano di queste terapie perchè il malato non ne parlava. Per timore di essere deriso, di non essere capito, che gli venisse tolto qualcosa da cui, malgrado tutto, si sentiva aiutato. Infatti la maggior parte dei malati ha utilizzato queste terapie per potenziare le difese dell’organismo nei confronti della malattia e per aumentare il proprio benessere psicofisico. E molti hanno affermato di averne tratto giovamento.

Tuttavia, il 4,4 per cento è andato incontro a effetti collaterali, anche se reversibili.
Su queste tematiche si tenuto, a cura dell’Associazione malati di cancro, Istituto superiore di sanità e National Cancer Institute, un incontro teso a valutare l’impatto delle medicine non convenzionali sulla salute dei malati di cancro. E di queste novità dà ampio conto un dossier dell’Associazione italiana oncologia della terza età, pubblicato sul sito www.aiote.it.

Se un terzo della popolazione dei malati di tumore utilizza medicine non convenzionali, forse non è molto saggio continuare a ignorarle: meglio sarebbe, invece, cominciare a valutarle, né più né meno di quanto ha cominciato a fare il National Cancer Institute che, a queste tematiche, nel 2004 ha dedicato 300 progetti di ricerca e 88,9 milioni di dollari. E questa, una sperimentazione senza pregiudizi, sembra essere la strada maestra per valutare metodiche che potrebbero nascondere qualche opportunità terapeutica per alcune categorie di pazienti.

* Responsabile del Centro per le Medicine complementari dell’Oms in Italia,
Università di Milano

[da L’ESPRESSO del 9 febbraio 2006]