15 maggio 2005

Nella Transilvania di molti secoli orsono l’aglio veniva usato per tenere alla larga i vampiri. Oggi questa pianta si sta rivelando efficace contro alcune forme di cancro, grazie alla combinazione di un suo principio attivo, chiamato allicina, con biotecnologie moderne che impiegano anticorpi particolari. Ricercatori del Weizmann Institute of Science, assieme ai colleghi del Rehovot’s Kaplan Hospital, descrivono un nuovo approccio al cancro in un articolo pubblicato nel numero di maggio di Molecular Cancer Therapeutics.

Nei confronti di alcuni tipi di tumore come il linfoma, gli scienziati dispongono già di qualche arma. Una di esse è costituita da un anticorpo monoclonale (MAb) chiamato rituximab: una molecola strutturata in modo da legarsi selettivamente alla superficie delle cellule tumorali e reclutare contro di esse le difese naturali dell’organismo.

“Ci siamo chiesti se fosse possibile dotare l’anticorpo di ulteriori armi contro il tumore – sottolinea il professor David Mirelman del Weizmann Insitute – per renderlo ancora più efficace. Così abbiamo deciso di sperimentare contro le cellule cancerose le proprietà tossiche dell’allicina, prodotta dall’aglio, affiancandole all’attività dell’anticorpo”.

Pur essendo assai tossica nei confronti di funghi, batteri e cellule, l’efficacia dell’allicina è parzialmente ridotta dalla breve durata di questa molecola. Alla luce di tale osservazione, i ricercatori hanno messo a punto una nuova strategia per portare direttamente sul bersaglio la nuova arma. Hanno agganciato all’anticorpo un enzima coinvolto nelle prime fasi della sintesi dell’allicina, e hanno diretto questo complesso contro le cellule tumorali: come previsto, l’anticorpo con l’enzima legato si sono ancorati al bersaglio cellulare, in attesa degli eventi.

A questo punto, Mirelman e collaboratori hanno fornito all’enzima il precursore dell’allicina (una sostanza chiamata alliina), che è stata immediatamente trasformata nel composto tossico, portando alla quasi completa eliminazione delle cellule cancerose nei topi usati per la sperimentazione.

“Il pregio di questa strategia – è il commento di Mirelman – sta nell’uccisione selettiva delle cellule indesiderate da parte dell’anticorpo armato, che, al contrario, non danneggia le cellule sane”.

Copyright © IFOM 2006 – Contenuti: Cristina Serra

[da  IFOM, News di ricerca – Archivio  2006]