New York – Il New York Times sdogana una volta per tutte l’aglio, e lo fa in maniera socialmente poco corretta. Innanzitutto perche’ individua nel solfito di idrogeno (proprio il composto chimico alla base dei suoi effetti perversi) ilsegreto di tanta bonta’.

Secondo perche’ invita a mangiarne tanto, proprio come fanno tre tra i popoli piu’ sani della terra. Vale a dire: coreani,cinesi e – giustamente – italiani. Loro si’ che stanno bene, scrive l’autorevole quotidiano americano citando il pareredell’esperto, David Kraus dell’University of Alabama: “la dieta in vigore in questi paesi prevede un consumo giornalieropari a 8-10 spicchi al giorno”.

Varra’ magari per il kimchi, la fetida salsa a base di aglio che i coreani spalmano sul pesce e su molta altra roba, un po’ meno per l’amatriciana. Il risultato finale, comunque, e’ quello: l’University of Alabama sostiene che proprio di solfito di idrogeno ha bisogno il nostro organismo, e che l’aglio e’ uno dei pochi alimenti a produrne. “Il solfito di idrogeno e’ un composto pericoloso per le sue esalazioni se presente in grandi quantita’”, ammette il New York Times, “ed e’ vero che e’ esattamente il fastidioso sottoprodotto di processi chimici come la raffinazione del petrolio, e cioe’ la puzza di uova marce”.

Ma e’ altrettanto vero che l’organismo ne ha bisogno, in quanto si tratta di un antiossidante che, tra l’altro, facilita la trasmissione di segnali cellulari i quali aiutano a mantenere la flessibilita’ dei vasi sanguigni e quindi la fluidita’ del sangue”. Tutto l’aglio e’ buono? Pare proprio di si’, stando alla ricerca, che in fatti si e’ basata su dei semplici campioni di aglio comprati al supermercato. Inoltre, nota ancora il giornale, “poche settimane fa i ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine hanno scoperto che l’iniezione di solfito di idrogeno nel corpo di alcune cavie da laboratorio aiuta a prevenire quasi del tutto i danni al cuore in seguito ad un attacco cardiaco”.

Insomma, fa molto bene al cuore, e non solo in senso medico, perche’ ricerche ancora precedenti lo indicavano come piu’ efficace del viagra. Di sicuro funziona esattamente allo stesso modo nell’infinitesimalmente piccolo come nel piu’ grande: se gli effetti generali sull’uomo in generale sono noti, con stupore il professor Kraus ha notato che “l’aver solo avvicinato il succo dell’aglio comprato al supermercato ad alcune cellule di sangue umano a fatto si’ che queste emettessero immediatamente del solfito di idrogeno”.

Sara’ per questo che, nota lo scienziato, “i Greci davano da mangiare dell’aglio
ai loro atleti prima che disputassero le Olimpiadi”. O che, nella sua saggezza di naturalista, Plinio il Giovane notava: “l’aglio e’ utile contro i malanni, l’aglio e’ utile contro i serpenti”. E poi, conclude sempre Kraus al New York Times, non e’ detto che sia proprio necessario mangiarne dieci spicchi crudi al giorno. “Si puo’ arrivare comodamente ai cinque spicchi giornalieri se lo si usa normalmente per cucinare.

Io ho l’abitudine di sgranocchiarne un po’ mangiando l’hummus, la crema di ceci araba”. Ad ogni modo il giornale si premura anche di fornire consigli utili nel caso lei sia contenta dell’effetto viagra ma un po’ meno dell’effetto fragranza. “Le reazioni all’assunzione di aglio variano da individuo ad individuo”, nota, “di solito puo’ far bene mangiare, insieme all’aglio, dei semi di finocchio come a New York si trovano nei ristoranti indiani”. Oppure puo’ servire mantenere una modica quantita’ nel consumo.

Ecco il trucco, e lo spiega sempre il dottor Kraus: “mai mettere a cucinare l’aglio subito dopo averlo spremuto o tagliato. Per massimizzare il suoi benefici, conviene spremerlo a temperatura ambiente e farlo riposare una quindicina di minuti”.

[da Cybermed – giovedì 17 aprile 2008 ]