Numerose sono le varietà di aglio che conosciamo: dall’Allium ascalonicum – meglio noto come scalogno – all’Allium schoenoprasum – o erba cipollina – fino all’Allium sativum, la varietà più nota e consumata.

Le caratteristiche delle Liliaceae – famiglia di piante cui appartiene anche l’aglio – sono ben descritte nei testi di botanica e di … cucina: preferisco, quindi, passare subito alle “altre notizie”, che ho trovato sull’argomento.

Da sempre consumato come alimento e noto come “farmaco” da almeno 5000 anni, l’aglio godeva di specialissima considerazione presso i popoli del Mediterraneo e, addirittura, dell’Estremo Oriente.

Le origini del suo nome si perdono nella notte dei tempi: potrebbero derivare da una parola d’una lingua parlata anticamente nel bacino del Mediterraneo e trasformatasi nel latino “allium”. Qualcuno pensa possa derivare da “all”, una parola celtica che significa “bruciante, caldo”: in effetti, l’aglio è caldo non solo per il palato, quando viene ingerito, ma è caldo anche per il vigore che conferisce ai cibi e…a quanti lo mangiano! Si dice che Enrico IV d’Inghilterra, per mantenersi arzillo e molto virile anche in età avanzata, consumasse ogni giorno grandi quantità di aglio. A spicchi, sminuzzato e tritato o ridotto in crema: ne aggiungeva, praticamente, ad ogni alimento!

Nella sua “Satira VI”, lo scrittore latino Giovenale descrive alcune caratteristiche della religione egiziana e conclude dicendo: “Santo popolo, che ritiene che gli dèi nascano negli orti!”. Sulle rive del Tevere, infatti, aglio e cipolla erano considerati cibarie molto umili, destinate ai soldati, alle classi più povere ed alle persone di gusti poco raffinati, mentre lungo le sponde del Nilo godevano del massimo rispetto: da qui la frase, piuttosto beffarda, di Giovenale. Gli antichi Egizi, in realtà, non veneravano l’aglio e la cipolla in quanto ortaggi, ma come simboli divini, entità fisiche in cui una divinità si “incarnava” e si manifestava con tutto il suo potere e le sue caratteristiche.

Il grande medico greco Ippocrate curava con l’aglio i “disturbi intestinali”, mentre Plinio sosteneva che tale pianta può guarire le malattie respiratorie, bronchiali e, addirittura!, la tubercolosi! Lo stesso Plinio raccomandava l’aglio come panacea contro i “mostri velenosi”. Dioscoride, in qualità di medico ufficiale dell’esercito romano, lo prescriveva come vermifugo e contro le malattie dell’apparato respiratorio. Dal canto suo, Galeno – il medico romano che con le sue idee ha influenzato la medicina per quasi quindici secoli – definì l’aglio l’”antidoto del veleno”.

Nel XIV secolo, quando la “morte nera” (=la peste) mieteva vittime in tutta Europa, coloro che mangiavano regolarmente aglio non si ammalarono o furono colpiti da una forma più benigna, che non li portò alla morte. Quasi 300 anni dopo, durante un’altra epidemia di peste, una famiglia di Londra scampò al contagio grazie all’ingente quantità di aglio conservata nella sua casa (la notizia è riportata da Samuel Pepys nel suo “Diario” e da Daniel Defoe nella “Peste di Londra”).

E che dire dell’”Aceto dei Quattro Ladri”, usato come profilassi durante l’epidemia di peste che colpì Marsiglia nel XVIII secolo? Secondo le cronache dell’epoca, questa mistura – composta anche da aglio – tenne lontana la malattia da moltissime persone!

Nel 1918, quando scoppiò la terribile epidemia di influenza “spagnola”, la nonna di Lelord Kordel – il giornalista autore del libro “Rimedi popolari naturali” – riunì la famiglia “a concilio” e, gettando sul tavolo un fagotto di aglio, ingiunse ai suoi cari di prenderne una manciata e di tenerne sempre in bocca un pezzetto. Kordel scrive che, per la sua famiglia, il 1918 fu “l’anno dell’aglio”: aglio nella minestra, aglio nell’insalata, aglio sulla carne e, talvolta, aglio persino nelle bevande! Kordel dice: “l’epidemia raggiunse anche la nostra comunità: le scuole furono chiuse, cartelli recanti la scritta CONTAGIO apparvero sulle case, in tutta la città, molti nostri amici furono costretti a letto per settimane e alcuni non si ripresero mai più. Ma nella nostra famiglia nessuno si ammalò. L’influenza ci passò vicino, senza causarci neppure uno starnuto.”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i Russi mettevano degli spicchi d’aglio tritati intorno ai margini delle ferite per impedirne la sovrainfezione ed accelerarne la cicatrizzazione: da qui il nome di “penicillina russa” con cui gli Alleati ribattezzarono il nostro umile ortaggio!

In tempi più recenti, durante l’inverno tra il 1972 ed il 1973, un’epidemia di influenza – denominata “influenza britannica” – colpì i Paesi di mezzo mondo, causando anche parecchie morti. Il 15 febbraio 1973, quando l’epidemia era all’apice, l’Associated Press divulgò una notizia straordinaria: “L’epidemia di influenza in Italia ha decorso benigno”. A quanto pare, fu lo stesso Ministero della Sanità a precisare che l’Italia era stata colpita in maniera più leggera rispetto ad altri Paesi e che, nel Sud, si erano registrati solo alcuni casi isolati.

Inutile ricordare che, in quegli anni, il consumo di aglio in Italia, e soprattutto nel Meridione, era decisamente importante!

L’aglio è uno dei più potenti battericidi naturali esistenti ed è attivo anche contro virus, vermi e parassiti vari; il suo caratteristico odore è dovuto all’allile, un propene presente sotto forma di diversi solfuri nell’olio essenziale di questo ortaggio. Tali componenti rappresentano il 90% circa dell’olio essenziali dell’aglio. Solfuri…zolfo! In passato, le case venivano “disinfestate” (disinfettate??) bruciando dello zolfo… vuoi vedere che l’aglio è davvero efficace contro i “mostri velenosi” di cui parla Plinio nei suoi scritti?

Articolo di Adami Teresa
Fonte: adamiteresa.it

Bibliografia:
G. Belli. Erbe e piante. Oscar Mondadori, 1993
J. Adrian, J. Potus, R. Frangne. Dizionario degli alimenti. Tecniche Nuove, 2° ediz. 2009
L.Kordel. Rimedi popolari naturali. BUR 1976

 

dalla pagina biografica del sito di Teresa Adami:

Sono Teresa Adami, medico-chirurgo per vocazione, infettivologa per caso ed omeopata per scelta.

Laureata nel 1990, come studentessa prima e come giovane medico in specializzazione poi, ho trascorso quasi 7 anni nel reparto di Malattie Infettive della mia città, dove mi sono specializzata nel 1994. In seguito, ho avuto diverse, variegate, esperienze, sia lavorative che formative: ho lavorato in un ospedale in Burundi, nel cuore dell’Africa Centrale, per quasi 2 anni e mezzo, sono stata medico ecografista, passando anche per le esperienze di Guardia Medica e di sostituta di Colleghi di Medicina Generale e di Pediatri di Base.

Ho studiato Medicina Tropicale ad Anversa, Ecografia con la SIUMB, Omeopatia in Italia, in Grecia ed in Scozia, Fitoterapia con diversi gruppi…

Sono convinta che mens sana in corpore sano, come dicevano i Latini, sia una grande verità: personalmente, ho sempre dato molta importanza al “regime alimentare”, alla dieta come fattore essenziale per la migliore riuscita di ogni intervento terapico: è questo il motivo per cui, attualmente, sto frequentando un corso quadriennale di Bioterapia Nutrizionale presso la “Vis Sanatrix Naturae” di Roma.

Lavoro a Verona, come Omeopata…omeopata, sì, ma sempre con un occhio di riguardo alla dieta!